Pinot nero

Il 5 giugno 2013 alle 9 e qualcosa imboccava la statale 24, una strada poco percorsa che amava. Era diretto a Gravere, località Colfacero, da Sibille. C’era stato sei anni prima in una giornata di pioggia autunnale, non si era accorto della bellezza del posto. Andava a prendere del Piemonte Pinot Nero del 2011, uno sfuso con i piedi in Valsusa e la testa in Borgogna.

sibille_tre_generazioni Per qualche ragione Fulvio liquidava la cantina, bottiglie e vasche. Due anni di crisi gli guastavano la cassa, le diffidenze delle alture lo isolavano, ripiegava su una trincea più antica, fatta di uve più che di vino, e di animali. Era l’occasione per contemplare tre generazioni, Fulvio, suo padre e suo figlio, incerto sulla strada.

Era ancora presto quando si mise sulla via del ritorno e decise per un pranzo in città. Del resto dove fermarsi in valle? Fulvio suggeriva il Phoenix a Condove. Rimandò. Alle 12 e 10 smontava dal furgone e raccoglieva il casco per recarsi alla Grande Muraglia. No no no no no, non era il vino e il mercato il perno della giornata.

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In quel momento entravano due signori del Dipartimento dell’Ispettorato Centrale della Tutela della Qualità e della Repressione Frodi dei Prodotti Agroalimentari.

Chiedevano una bolla. Poi una fattura. Contestavano che per la tracciabiltà bastasse chiamare il vino col nome del produttore, ci voleva un Registro di Carico e Scarico. Del resto lei ce l’aveva una volta, come mai non ce l’ha più? Per non dovervi incontrare troppo spesso, pensava, ma s’inquietava – ho restituito il Registro quattro anni fa, come sanno, se a loro dire è un controllo casuale?

Si disperava – non posso subordinare tutti i gesti della mia economia a un Registro, non funziona così! Lo sappiamo, ma la Legge è questa. Anzi le consigliamo di cambiare atteggiamento, altrimenti potremmo manifestare un’altra faccia, metterle tutto sotto sequestro e allora sì che può anche darci le chiavi. Le aveva infatti gettate sul bancone, come si fa in questi casi, che venissero loro a lavorare.

Poi guardando gli scaffali enunciavano – sappiamo cosa dice di noi sul suo blog. Faccia attenzione! Le consigliamo di togliere i suoi pareri sull’Ispettorato. Lei rischia una querela per diffamazione. Faccia attenzione!

Si scandalizzò – a questo siamo! alla censura! Non basta più alle leggi ubbidire, bisogna pure stare muti! Ma aveva un sorriso interiore – ecco in carne ed ossa la metà dei suoi quattro lettori, ed erano sbirri. Era diventato il Vaclav Havel del vino sfuso.

Tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi si faranno marchiare sulla mano destra o sulla fronte, e nessuno potrà nè vendere nè comprare se non è marchiato con il nome della bestia o con la cifra del suo nome (Ap. 13, 16-17).

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