Crescita

Intanto si dekulakizza. Poi si cresce, dice.
    
    Se la prima è una tragica primizia della farsesca seconda volta, leggiamo come andò allora, nelle parole del professor Grossman.

Tutti, durante l’inverno, si erano chiesti: avremo un raccolto? Chiedevano ai vecchi, si portavano esempi, tutte le speranze erano riposte nel frumento vernino. E le speranze si avverarono, ma non riuscirono a falciarlo. Io entrai in un’isba: chi respirava appena, chi non respirava ormai più; gente distesa, chi sul letto, chi sulla stufa; e la figlia del padrone, una che conoscevo, era stesa sull’impiantito in una sorta di di delirio, coi denti rosicchiando il piede di uno sgabello. E il tremendo fu che, avendomi intesa entrare, non si voltò a guardare, ma emise un brontolio, come fa un cane se ti avvicini mentre sta rosicchiando un osso.

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