Consorzio

Cena con Santo e Massimiliano Solano da Consorzio. Pietro, dello staff, mi dice per prima cosa che assieme al libro di Soldati devo vendere anche quello del priore di Bose, perché dice cose sul cibo e la convivialità. A un altro tavolo mangia Mauro Vergano. Da Consorzio si beve Triple A e dintorni. Posto che consiglio a pranzo.

Massimiliano è a Torino per il matrimonio del figlio del cugino Santo. Massimiliano viene a Torino con un ritmo decennale, quando c’è un matrimonio.

E’ una sera calda. Che tempo laggiù invece? Caldo ma di sera fresco. No, non c’è scirocco. Quando è scirocco tutto si ferma. Mio padre diceva che scirocco va di tre in tre, se dura il quarto giorno arriva fino al sesto. E’ vero? Non so, non ho mai contato.

Guardiamo il menù. Massimiliano è perplesso sull’antipasto di carne cruda. Non si usa da noi. Neanche tanto la carne. E le proteine? Dai cereali, dai legumi. Ne hanno per il 15%, la carne infine per il 23, non è così indispensabile. Tante verdure, da noi.

Massimiliano prende l’antipasto di carne cruda. Gli altri le acciughe, impanate e col burro. Beviamo un prosecco.

Parla del pane. Se penso alla fatica che c’era dietro una pagnotta fino a trent’anni fa, alla quantità di lavoro, rimango stupefatto. Quando ero bambino non girava denaro. Il grano duro si scambiava con la frutta, si pagava il barbiere con una mancia di grano e quello tagliava i capelli a tutta la famiglia per tutto l’anno.

Cambiamo vino, Pietro propone un Tocai. Sa di riduzione, Massimiliano blandamente non approva. Non è frequentatore di fiere di vini naturali, non lo entusiasmano i difetti dei vini naturali.

Gli chiedo della crisi. Le cantine più grosse patiscono investimenti fatti su flussi di cassa smagriti, ma non è la crisi che lo interessa, di più il lungo periodo. Tra Trapani e Palermo c’è il distretto con la più alta produzione di uva, ma solo il 10% vinifica in proprio. Le cantine sociali hanno prima sollevato l’agricoltore dalla schiavitù del grande commerciante, ma hanno finito per deprimere prezzi e qualità. Il catarratto all’ingrosso vale 20 centesimi al chilo, 50 il nero d’Avola. Conti che non tornano.

Esprimo perplessità sui prezzi del vino. Per Massimiliano il congegno che tradizionalmente fa quadrare i conti in campagna si chiama sacrificio. Il contadino era parsimonioso, se oggi raccoglieva 80, sempre 30 spendeva, e se raccoglieva 20, lo faceva bastare. Se togli il sacrificio, quello che ottieni è una lunga serie di paradossi.

Il farmacista ha una bella tenuta, con la casa al centro — un’eccezione in Sicilia –, attrezzata e in ordine. Un fattore se ne occupa, lui vive della professione. La tenuta costa più di quanto rende. Il farmacista propone al fattore di prendersi la tenuta, salva la proprietà, con le attrezzature e la casa e di sbrigarsela da sé. Il fattore rifiuta.

Massimiliano pensa di assistere a una lunga transizione. Sono vent’anni che due tre volte l’anno mi propongono di partecipare a un convegno. Ha sempre lo stesso titolo, Agricoltura: che fare? in cui un medico o un avvocato da lontano danno risposte. Ma la soluzione deve venire da dentro il mondo agricolo, da ciascun contadino. E prima di tutto ristabilire la continuità delle generazioni. Perché se fai studiare tuo figlio per un futuro in città, mancherà anche a te la centratura per stare in campagna. E se non sarà la famiglia di nuovo a prendere in mano la terra, i conti non torneranno.

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Per Geminello Alvi i profitti agricoli nel 2004 sommavano il 5% dei profitti totali ed erano il 2% nel ’92. Nel discorso inaugurale all’Accademia dei Georgofili del 1957 Luigi Einaudi auspicava la drastica decrescita del lavoro agricolo: “Par certo che il dedicare il 40 per cento della popolazione lavoratrice alla coltivazione della terra sia un manifesto spreco della più preziosa fra le ricchezze naturali: l’intelligenza e il lavoro dell’uomo.”

Misura il tempo trascorso non in anni ma in ere antropologiche un altro grafico di Alvi. Quali sono i settori in cui crescono gli occupati tra il ’90 e il 2004?

  • Ristoranti
  • Domestici
  • Sanità
  • Svaghi
  • Altre attività professionali e imprenditoriali”E quell’aggettivo altre, ma di che senso preciso, nell’imprecisione, si colora, gonfio com’è di mestieri avvocatizi o pranoterapeutici.”

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