Prosecco del contadino stanco

canello_19L’altr’anno avevo preso del prosecco da imbottigliare da Silvano Follador a Santo Stefano di Valdobbiadene, ma quest’anno, nno, non ci interessano più le damigiane, comprare uva, nno, lavoriamo con la nostra, imbottigliamo tutto quanto, ci spiace, se vuole le mando il listino delle bottiglie.

Così ho seguito l’indicazione di Giuseppe Davalli, un giovane sommellier di Padova, e sono andato da Gregorio Canello a Guia di Valdobbiadene.

Quando gli chiedo se è un contadino, Gregorio mette le mani col palmo all’insù e le guarda. Cazzo, non ho mai fatto altro. In effetti, le mani sono quelle.

Gregorio si sente minoranza nel mondo del prosecco, tanta gente vestita da festa. Conta le bottiglie che fa questo e quest’altro, e chiede ma dov’è la terra. Ha stima di pochi, te podarissi copàrghene nove su diese. Stima Loris Follador, ma quando gli dico quanto mi fa pagare il sur lie commenta el xe mato.

Il mercato di Gregorio è soprattutto di prosecco sfuso, farà 5000 bottiglie spumantizzate, in etichetta la statua del contadino stanco, come mi.

Gregorio non è mai stato in aereo. Quando sono riusciti a mandarlo in crociera sulle isole greche, più che in spiaggia è andato a visitare i cimiteri di soldati italiani.

Gregorio ha una passione: la sopressa. Trovare il maiale, macellare, tritare, mescolare, speziare, insaccare. Te lo sè quanto te ga d’andar distante per trovàrghene una compagna? Per ironia, Gregorio ha la gotta, non può mangiar sopressa nè bere prosecco. Ha due figli che non continueranno la storia dei Canello vignaioli.

Mi parla del terreno del prosecco, la sua alcalinità, che bisognerebbe solfitarla, che bisogna ringraziare Berlandieri, l’agronomo che andò a cercare in America, suolo acido, una vitis rupestris in grado di adattarsi ai terreni alcalini d’Europa. Oggi tutti i supporti sono incrociati con la Berlandieri.

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